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Masolino da Panicale : il Battesimo di Gesù nel Giordano

I fiumi nella Bibbia

Nel racconto della creazione c’è questa descrizione: “Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. Il primo fiume si chiamava Pison, esso scorre attorno a tutta la regione di Avila dove si trova l’oro. Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre attorno a tutta la regione d’Etiopia. Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre a oriente di Assur. Il quarto fiume è l’Eufrate” (Genesi 2, 10-11. 13-14).

Nel cammino degli Ebrei è importante il Giordano. Essi lo attraversano con Giosuè dopo la morte di Mosè: “Il popolo attraversò il Giordano di fronte a Gerico. I Sacerdoti che portavano l’Arca dell’Alleanza del Signore stettero fermi all’asciutto in mezzo al Giordano, mentre tutto Israele attraversava all’asciutto, finché tutta la gente non ebbe finito di attraversare il Giordano”. (Giosuè 3, 16-17).

Il profeta Eliseo guarì dalla lebbra Naaman, comandante dell’esercito del re di Aram, facendolo immergere nel Giordano: “Gli si avvicinarono i suoi servi e gli dissero: padre mio, se il Profeta ti avesse ordinato una gran cosa, non l’avresti forse eseguita? Tanto più ora che ti ha detto: bagnati e sarai purificato. Egli allora scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola dell’uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo, egli era purificato” (II dei Re 13- 14).

Sul fiume Giordano Giovanni Battista purificava i fedeli in attesa del Messia, per prepararli all’incontro con Lui: “Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a Lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati” (Matteo 3, 5-6). Dietro l’insistenza di Gesù Giovanni Battista dovette battezzare lo stesso Messia: “Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me? Ma Gesù gli rispose: lascia fare per ora perché conviene che adempiamo ogni giustizia. Allora Egli lo lasciò fare” (Matteo 3, 13-15).

Nel popolo Ebreo era vivo il ricordo dei fiumi della deportazione in terra straniera:

“Lungo i fiumi di Babilonia

là sedevamo e piangevamo

ricordandoci di Sion.

Ai salici di quella terra

appendemmo le nostre cetre” (Salmo 137, 1-2).

Gesù ha fatto una promessa misteriosa davanti a una folla di fedeli radunati: “Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi gridò: se qualcuno ha sete venga a me e beva. Come dice la Scrittura: dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva. Questo Egli disse dallo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in Lui” (Giovanni 7, 37-39). Questo fiume che è lo Spirito Santo dal giorno di Pentecoste scorre tutta la storia fino al ritorno di Gesù alla fine dei tempi.

La spiritualità del fiume

Il fiume invita a donarsi. Quando nasce da un ghiacciaio questo si è dovuto annullare per poter dar vita al fiume. Come non ricordare la parola del Vangelo: “Il chicco di grano se non cade in terra non produce frutto; se invece marcisce sotto terra può rispuntare e dare vita” (Giovanni 12, 25).

Il fiume invita a collegarsi. Quando sgorga da una piccola sorgente, ha bisogno di raccogliere altri rigagnoli emananti da altre sorgenti. Così diventa una forza, una massa imponente, capace di azionare motori, di fecondare coltivazioni e di recare bellezza e freschezza alla città che attraversa. Il fiume dunque invita a non tenere per sé ma a crescere, compartecipare, collaborare.

Il fiume invita ad accogliere. Quando non piove da tanto tempo i nostri fiumi vanno in magra o addirittura in secca. È altrettanto pericoloso quando piove troppo e possono accadere alluvioni. È bello il testo di Isaia (55, 10-11) che paragona la pioggia alla parola di Dio: la pioggia nutre i fiumi e la parola di Dio nutre l’anima.

Il fiume insegna il senso della vera libertà. Rispetta la legge naturale e fluisce verso il mare. Non scorre all’indietro, non spezza gli argini per sbizzarrirsi, per andare dove vuole. Se cercasse un alveo diverso da quello in cui scorre non servirebbe più a nulla, diventerebbe una palude, invaderebbe case, seminati, officine, recando danni notevoli e seminando panico. La vera libertà è quella di scorrere negli argini delle leggi divine ed umane, non sbizzarrendosi a tentare strane vie.

Il fiume invita a costruire ponti che uniscono. Dal nome latino “rivus” (ruscello) e “ripa” (riva) proviene il nome di rivalità e l’aggettivo rivale. Chi sta su una sponda è diviso da chi sta sull’altra sponda, ma basta costruire un ponte e le due parti sono congiunte. Molti mali nella società derivano dalle rivalità, dalle contese, dalla pretesa di essere sulla sponda giusta giudicando gli altri come se fossero sulla sponda sbagliata.

Il fiume insegna il valore del transitare. Papa Francesco richiama la Chiesa del terzo millennio a transitare, a uscire, a guardare avanti. Richiama Vescovi e Sacerdoti a non fermarsi a pettinare le pecore che sono lì davanti ma uscire a cercare quelle che sono più in là. Il richiamo vale anche per tutti i cristiani. Quando osservo l’acqua che mi passa davanti, rifletto che viene da un passato (scende da monte) ma scorre verso un futuro (scende a valle). Se il passato ci ha dato la vita e i valori per viverla bene, possiamo noi illuderci che i cancelli della storia si chiudano alle nostre spalle e che noi non abbiamo dei doveri verso i posteri?

Il fiume insegna che tutto ha un traguardo. Esso scorre verso la foce. Anche i fiumi carsici, che si inabissano sotto terra, presto o tardi riaffiorano e riprendono il loro corso. È un forte richiamo all’idea che nulla è eterno nella nostra vita ma lentamente scorriamo da questo tempo all’eternità futura. Gli anni della nostra vita vengono dal Creatore, come l’acqua del fiume e al Creatore sono avviati.

Concludo queste osservazioni con una riflessione che il Cardinal Martini rivolgeva già nel 1975: “Tutto ciò che noi contempliamo dell’opera di Dio, lo contempliamo con lo sguardo rivolto all’opera di salvezza, al centro di quest’opera di salvezza, che è la persona di Gesù. Il cristiano, anche quando si sofferma davanti alle cose della natura – il sole, la luna, le stelle, il tempo bello che può rallegrarci lo spirito, oppure la pioggia che dà la vita ai campi, alle cose, che restituisce al mondo l’acqua così necessaria – pensa comunque a quell’amore di Dio che si manifesta definitivamente nel Signore Gesù Cristo”.

                                          Mons. Claudio Livetti

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