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Il levare del sole

Nella storia della salvezza

L’acqua è elemento primordiale di cui parla la Sacra Bibbia.

Nel primo giorno della creazione: “Lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque” (Genesi 1, 2). Nel secondo giorno: “Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento” (Genesi 1, 7). Nel terzo giorno: “Le acque che sono sotto il cielo si raccolgono in un unico luogo … e chiamò la massa delle acque mare” (Genesi 1, 9-10).

Purtroppo l’acqua, dono indispensabile per la vita, dovette essere usata da Dio come punizione per l’umanità corrotta, ad eccezione di Noè e della sua famiglia: “Il diluvio durò sulla terra 40 giorni: le acque crebbero e sollevarono l’arca” (Genesi 7, 17).

Le acque del Mar Rosso divennero salvezza per il popolo prediletto, che fuggiva dall’Egitto, mentre furono una tomba per il Faraone e per la sua cavalleria, che cercavano di inseguire gli Ebrei fuggiaschi (Esodo 14, 15-30).

Dopo il miracolo della creazione, Dio ha compiuto altri interventi prodigiosi. Notissimo è quello avvenuto nel deserto, quando gli Ebrei si lamentavano contro Mosè. Dio gli disse: “Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo e va’. Ecco io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà” (Esodo 17, 5-6).

Per gli antichi oranti di Israele la sete di acqua era segno della sete di Dio. Ne fanno testo questi due Salmi:

“ Come la cerva anela ai corsi d’acqua,

così l’anima mia anela a Te, o Dio.

L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:

quando verrò e vedrò il volto di Dio?” (Salmo 41, 2-3).

“O Dio, tu sei il mi Dio

dall’aurora Ti cerco,

ha sete di Te l’anima mia,

desidera Te la mia carne

in terra arida, assetata, senz’acqua” (Salmo 63, 2).

Gesù e il mare di Galilea

Gli Ebrei davano enfaticamente il nome di mare al lago di Tiberiade, che è uno dei Santuari naturali più belli della Terra Santa. Nella cornice del mare di Galilea, Gesù entrò in azione parecchie volte.

Lì Gesù chiamò i primi quattro Apostoli: “Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone chiamato Pietro e Andrea, suo fratello, che gettavano le reti in mare: erano infatti pescatori. E disse loro: venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini. Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono” (Matteo 4, 18-22).

Lì la potenza divina di Gesù rese efficace una precedente fatica inconcludente: “Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca. Simone rispose: Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti. Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano” (Luca 5, 4-7). Un fatto analogo accadrà ancora dopo la risurrezione (Giovanni 21, 6-11).

Lì Gesù si impose alle forze avverse della natura: “In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: passiamo all’altra riva. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Gesù se ne stava a poppa sul cuscino e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: Maestro, non ti importa che siamo perduti? Si destò, minacciò il vento e disse al mare: taci, calmati! Il vento cessò e ci fu una grande bonaccia” (Marco 4, 35. 37-39).

Lì Gesù soccorse Pietro porgendogli la mano: “Sul finire della notte Gesù andò verso di loro camminando sul mare. Parlò loro dicendo: coraggio, sono io, non abbiate paura. Pietro allora gli rispose: Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque. Ed Egli disse vieni! Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e cominciando ad affondare, gridò: Signore, salvami! E subito Gesù tese la mano e lo afferrò” (Matteo 14, 25. 27-31).

Lì Gesù compì un atto ufficiale, dopo la sua risurrezione. A Pietro, che lo aveva rinnegato tre volte, domandò tre volte se lo amava e alla risposta affermativa, disse: “Pasci le mie pecore” (Giovanni 21, 17). Era l’investitura del primo Papa.

Il mare nella nostra vita

Ringrazio Dio, perché noi italiani siamo benedetti dal Creatore, vivendo in una penisola totalmente abbracciata dal mare: una posizione geografica che molti altri paesi ci invidiano.

Ringrazio Dio, perché l’aria pura del mare e la vita in spiaggia, di cui ho goduto io stesso in passato, sono un balsamo, per chi può concederselo, dopo lunghi periodi vissuti nello smog delle città.

Ringrazio Dio ogni qualvolta posso versare un pizzico di sale marino su una vivanda poco saporosa, ma soprattutto quando arriva in tavola del buon pesce di mare.

Ringrazio Dio, perché il mare è una “Bibbia naturale” da leggere e ammirare con occhi contemplativi. Ecco perché il credente, quando prepara le valigie per andare al mare in ferie, deve sempre lasciare un angolino per metterci “lo spirito contemplativo”. L’osservazione attenta del mare nella sua immensità porta a riflettere e a lodare la grandezza di Dio. L’attenzione ad alcuni momenti magici, come il levare e il tramontare del sole, spinge a lodare la bellezza del Divino Artista, che ha creato tutto ciò.

È sempre impresso nella mia mente il ricordo della recita delle “lodi mattutine” con l’amico Don Alberto Beretta. Compivamo questo atto liturgico camminando al mare su una piccola penisola. Una volta, di fronte al sole che usciva dalle onde, mi venne spontaneo dire: “Chiudiamo il Breviario e andiamo avanti a pregare con gli occhi. Ammirare questo spettacolo vale come recitare i Salmi”.

Purtroppo oggi si deve guardare al mare con gli occhi arrossati di lacrime. Il Mediterraneo, il “Mare Nostrum”, è diventato una tomba per molti migranti, purtroppo anche per molti bambini. A Lampedusa Papa Francesco lamentò che per tutti quei morti anonimi nessuno prega. Mi vergogno di far parte di una umanità in cui alcuni assistono indifferenti alla morte di tante vittime e per di più mettono indiscriminatamente sotto accusa tutti quelli che fanno ogni sforzo per salvare questi disperati.

                                               Mons. Claudio Livetti

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