Ricevo da Don Alberto Barin, Cappellano del Carcere di San Vittore, questa lettera aperta alla Beata Suor Enrichetta e con vera commozione la pubblico perché un numero sempre maggiore di persone accolga il suo richiamo verso i miseri della terra.
Un VOLTO SVEGLIO … che RISVEGLIA !
LETTERA APERTA … E UN PO’
SFACCIATA …
… A SUOR ENRICHETTA
MAMMA E ANGELO DI SAN VITTORE
Beatificazione 26 Giugno 2011
LETTERA APERTA di un Cappellano …. A SUOR ENRICHETTA ALFIERI .
… dal carcere di San Vittore.
Carissima Suor Enrichetta,
credo che da lassù tu abbia già notato il gran trambusto che sta avvenendo qui sulla terra per la tua beatificazione. Non preoccuparti, non vogliamo allontanarti da noi.
Promozione ? Certamente il riconoscimento che beata eri già qui, in mezzo alla polvere umana, sepolta nei luoghi più oscuri e ripugnanti, in tempi drammatici e inzuppati d’odio e di persecuzione. Vogliamo accorgerci che hai lasciato orme profonde sulla spiaggia di una umanità difficile e su strade che sembravano così cementate e impermeabili al passaggio del Bene.
Non diventi beata, quasi che ora fosse per te un privilegio.
Tu eri già donna felice, tra chi forse beato non era e cercava da te attenzione materna e un po’ di comprensione.
Hai vissuto beata tra i beatificati dal Vangelo : i mendicanti fiduciosi, i crocifissi inermi, i non violenti attivi, gli ingegneri della pace, i compassionevoli mai schizzinosi, gli innocenti simili ad agnelli, gli affamati di giustizia e tra i torturati di sempre, conosciuti e ignoti in questa pazza storia .
Non preoccuparti non vogliamo metterti in imbarazzo con applausi, che alle tue orecchie risulterebbero troppo stonati. Tu ancora oggi, a ben altro tendi le orecchie, mai tappate dal velo religioso. Quante volte la veste religiosa ostruisce l’ascolto e tappa di cerume il lamento che arriva improvviso. Come ci è facile nasconderci dietro un abito ecclesiastico che rigetta invocazioni violente, appelli sferzanti, silenzi che bucano i muri e bestemmie che sono solo suppliche …
Io ti vedo ancora così sensibile alla voce e al grido di tanti che vivono dietro le sbarre e soffocano, perché manca l’aria della libertà. Più che attratta dalle celebrazioni in tuo onore, sono sicuro che stai perdendo la testa per chi è continuamente in agonia sui Calvari di questa società malata.
Più che il profumo di incensazioni solenni, ti seduce ancora il puzzo del povero, l’odore cattivo di chi viene dalla strada, il sudore di chi forse è stato appena picchiato e trascinato dentro il buio di una fetida cella. Più che da canti gregoriani, sei di nuovo rapita dalle lacrime di chi piange con dignità.
La tua beatificazione non è una elezione per meriti guadagnati, come punti di un concorso a premi. A te non sono mai piaciute le scalate dei raccomandati.
Tu preferivi le discese a stile libero.
E proprio là dove tu sei caduta facendoti del male, innestando una discesa senza più ritorno, sullo stesso sagrato del Duomo di Milano, ora vieni rialzata dalla Chiesa intera che ti vuole bene.
Per cui non faccio fatica a scriverti e a raggiungerti dove sei, perché hai i piedi ancora qui in terra.
Sono certo che hai già visto il tuo Volto presente in Rotonda, a san Vittore, proprio là, nell’ombelico di questo Pentagono, cuore di Milano. Così è la forma geometrica di questa Casa Circondariale, casa familiare per ventotto anni della tua vita. Chissà quante volte l’hai perlustrata! L’hai circumnavigata, l’hai setacciata in cerca di chi era stato nascosto dentro celle sepolcrali.
Non hai mai abbandonato questo luogo. Lo sappiamo!
Oggi il tuo Volto si affaccia di nuovo a mille sguardi, tra blindati e sbarre arrugginite.
Tu ci osservi e noi cerchiamo di entrarti dentro, senza sfondare la porta, perché è già spalancata per ognuno!
Anche se la tua foto è appesa in alto, ti vediamo ancora accorrere davanti alle celle.
Sai cosa ti ha fatto entrare nel mio animo ?
Bhe, un po’ mi conosci. Non certo alcune tue frasi per me troppo dolciastre.
Non t’offendere, ma non tutti i tuoi scritti mi graffiano il cuore. Alcune tue espressioni le trovo datate dal tempo, andrebbero ritradotte con un linguaggio più attuale e trasgressivo.
Eppure so che dietro a parole, per me troppo profumate, si nascondono esperienze crude e intuizioni che solo in un carcere possono germogliare. Per cui, non mi fermo all’apparenza, perché ho scoperto in te una donna forte e ribelle. Una di quelle donne fiere ed inventive, mai ripetitive.
Mi hai interessato per una tua trasgressione, diciamo per un’opera di bene “ non opportuna “. Non la volevi compiere, non l’avevi considerata prudente, eppure l’hai fatta, perché costretta. Sei stata obbligata con violenza a fare ciò che non ritenevi conveniente. Una donna detenuta per tre volte ti è corsa dietro, ti si è messa davanti, ti si è buttata a terra per supplicarti di compiere un gesto di salvezza, non per lei, ma per la sua famiglia. Lo vedo bene quel biglietto sgualcito che la donna armena voleva costringerti a prendere. Dovevi portarlo ai suoi fratelli, per avvertirli del pericolo. Tu non volevi, hai risposto picche. Ti sei opposta, ti sei difesa, hai cercato di cambiare strada. Ma la donna ti ha sequestrata. Il suo Volto ha vinto, perché ha bussato con insistenza.
Mi consenti di dire che la tua ostilità è stata sconfitta e sei stata obbligata a farti ospitale ?
Così avviene anche oggi, non solo in carcere, ma per le strade e lungo le spiagge del nostro paese. Il Volto dell’altro, segnato dalla morte, da una non vita che odora angoscia, ti assale, arriva all’improvviso, ti appare davanti, costringendoti alla resa o alla resistenza più disumana.
E’ lo straniero che arriva nella notte, è il misero che citofona con maleducata insistenza, è il disgraziato che ti ferma per strada, si affaccia al finestrino, si piega in ginocchio per elemosinare vita. Non sembra mai opportuno fermarsi, aprire la casa, ospitare sulla tua poltrona. Quanti motivi per respingere chi ci scoccia e ci mette pure in difficoltà, forse anche in pericolo. Lo sai, l’incontro con l’uomo ferito non è mai ben visto, soprattutto poi se crea insicurezza a qualcun altro.
Si respira quasi una nausea nel proporre accoglienza. C’è diffidenza, serpeggia la paura, oserei dire, il terrore che l’altro arrivi e rapini il nostro posto al sole. La massa si muove così ed inciampa, poi però continuano a spuntare Volti che accorrono sugli scogli a salvare vite umane.
Nella disperazione, resiste una certa speranza che l’uomo si faccia ancora prossimo di suo fratello.
E mentre tu ti piegavi a questa Visitazione, di una donna d’assalto, un filosofo ebreo poco distante da te, Levinas, in un campo di prigionia tedesco, maturava il suo pensiero rivoluzionario sull’Etica come attenzione all’Altro che irrompe e pretende ascolto. Lui rifletteva e tu, carissima Enrichetta vivevi sulla tua pelle, quella Giustizia che il Volto chiede di esercitare, uscendo dal proprio io, nell’estasi, dinamica che rompe il guscio umano. Per questo ti sento vicina a me, perché anch’io ogni giorno a san Vittore mi scontro con il Mistero della Visitazione di Colui che appare e annuncia il suo “ Non Uccidermi “, accoglimi presso di te.
Uccidere diventa sempre più facile. Quanto sangue hai visto lungo i corridoi di san Vittore ? Quanto sangue hai asciugato sui volti dei detenuti pestati a morte ? Quanto sangue hai contemplato sui muri delle celle ? Sangue versato, sangue del Figlio dell’Uomo che in ogni istante della storia è crocifisso dai suoi fratelli, dal Caino o dal Giuda di sempre. Ai tuoi tempi non si contavano le vittime del nazismo, del fascismo, della guerra … ai nostri tempi scorre ancora tanto sangue innocente per colpa di una società consumista e idolatra. Ieri come oggi si uccide il diverso, lo straniero, l’ostile, il ribelle, il più debole, il volto di chi diventa preda facile del lupo più forte. Si uccide con i guanti bianchi spostando da una banca all’altra capitali che spogliano vite umane e costringono molti a vivere da naufraghi. Si uccide versando sangue invisibile, lacrime amare.
Ecco il Rosario che tanto amavi e recitavi con le detenute. I Misteri dell’annunciazione, della visitazione, della nascita, così come i misteri della sofferenza e della croce, tu li attraversavi prima con la vita che con le parole. E se ti era facile pregarli in ginocchio, il giorno dopo ti si presentavano tra le mani, davanti ai volti di chi ti piombavano addosso.
Rosari di vita, contemplazioni presso tabernacoli viventi, meditazioni reali, nella bolgia e nella confusione di tutti i giorni, sino allo sfinimento. Pregare era agire. Il tuo fare era incontrare da vicino quel Figlio dell’Uomo che fissa l’appuntamento con lui, non nelle sacrestie, ma nelle vicende infelici dei più impoveriti e diciamolo pure, sfortunati all’inverosimile!
Ecco cosa vedeva il tuo sguardo. E di nuovo di cosa vai in cerca, ora in tutte le carceri del mondo. E, sì … non sei più solo nostra, Mamma di san Vittore, ma Angelo universale dentro tutte le prigioni, le braccia della morte, i luoghi di tortura, i sepolcri nascosti su questa faccia della terra.
E ritorno ancora indietro, a quel Gesto Inopportuno di Bene che ti ha portato dentro il Tombone, così era chiamata quella cella nei sotterranei di san Vittore. Credo che la rifaresti mille volte quella trasgressione, nel nome della carità, che unisce amore e giustizia. Mi sembra di sentirti dire : “ il Bene è sempre opportuno “, non si può affossare una occasione di bene. Il prezzo della carità può diventare una corona di spine, ma costi quel che costi, non si possono attendere i saldi.
Così agivi con prontezza, come quelle ragazze vergini raccontate dal Maestro in una delle sue più belle parabole. Le aveva dette Sagge, perché astute, sveglie, scattanti all’arrivo improvviso del volto atteso e amato. E tu, sempre pronta ad intervenire con l’Olio e il Vino, di un’altra parabola, verso i volti che piombavano ogni giorno in carcere. Pronta a conoscerli e a fasciarli, facendoti sorella, ancora prima che mamma. Mi piace scoprirti vicino a me più così, come Sorella …
Ma dimmi un po’, l’essere stata marchiata con il numero 3209 quanto ti ha ferita ?
Ho tra le mie mani la fotocopia del cartellino della tua matricolazione. E’ un cartoncino bianco con su scritto appena : “ Alfieri Maria Enrica 3209 (sottolineato) , Suora “ . E’ sottolineato il numero e non il tuo nome. Così è il destino di chi varca la soglia della prigionia: conta più la matricola che la tua identità. Si diventa una cifra. La tua è di quattro numeri. Oggi noi siamo arrivati al numero 142073 …
I registri sono sempre gli stessi. E tu compari su questi grandi libri di san Vittore.
Come il Maestro sei stata “annoverata” sul registro dei Malfattori. Un disonore o un Onore? Pensa, carissima sorella, che anche il nome di Gesù fu iscritto non nella lista dei giusti e dei beati, ma in quella dei condannati a morte, nell’elenco degli infami, dei traditori, dei crocifissi della storia. Così anche per te, in quell’anno 1944. Ed oggi vieni iscritta nella lista dei Beati.
Ho scoperto che amavi la piccola Teresina di Lixieu che affermava : “ io desidero mettermi alla mensa dei peccatori “. A questa mensa ci sei stata anche tu sino in fondo, mangiando il pane amaro della non libertà, quella fisica, non certo quella dello spirito. Lì tu eri molto libera!
Lo sai che anche Teresina del Gesù Bambino è venuta a trovarci a San Vittore?
Era l’anno 1977, io ero appena sbarcato in carcere, e ho avuto la fortuna di vedere con i miei occhi quanto i detenuti sono rimasti folgorati da questa suora fanciulla, fattasi amante dei malfattori più incalliti. A lei è sempre stato simpatico il delinquente appeso in croce accanto a Gesù, che con una sua ultima parola gli ha rubato il Paradiso. Così diceva santa Teresina. “ Quell’uomo è stato un buon ladro, anch’io come lui e la Maddalena voglio entrare nel Giardino di Dio con l’astuzia ”.
Non ridere! Perché anche tu hai imparato in carcere a farti ladra di Grazie di Dio e di favori degli uomini. Quanta solidarietà hai trovato da parte di detenuti, agenti, medici quando sei finita nel Tombone ? Anche nella fossa più crudele attiravi con la tua preghiera e il tuo lamento, presenze amiche! Facevano a gara per portarti un po’ di quel conforto che tu prima avevi trasmesso a loro! Nelle tue Memorie scritte, lo racconti tu stessa. Tanto hai donato, ancora molto di più hai saputo ricevere. Nulla di strano. Il Bene ripaga sempre. Il Male invece tortura prima di tutto chi lo compie.
E mi sei preziosa anche su questo punto. Anzi, sai cosa ti dico ? Oltre a chiamarti Mamma, Angelo e Sorella di san Vittore, io oserei anche nominarti “ Spugna di san Vittore “ , non perché bevevi, ma perché in ogni istante assorbivi dentro di te tutto ciò che incontravi. Come Gesù in croce gridavi la tua sete ed assorbivi fino all’ultima goccia l’aceto che ciascuno trasferiva dal suo cuore al tuo. Oggi, sulla mia scrivania c’è una grande ampolla con dentro una spugna scura. Quando sono andato a comperarla era di un colore giallo vivo e bello. Poi inzuppata di aceto si è macchiata e non è tornata più come prima. L’aceto, non solo l’aveva riempita, ma pure sporcata. L’aceto è il simbolo dell’odio, il vino inacidito, l’amore andato a male. Gesù svuotò il secchio dell’aceto e dal suo fianco aperto restituì sangue puro ed acqua limpida. Spiegami tu come Spugna di Dio come si può assorbire tanto Male e rimanere puri di Cuore ? Come facevi a farti sporcare il cuore da tante miserie e ingiustizie, e poi rimanere ancora vergine e cristallina ? Io non ce la faccio, perché basta che qualcosa vada storto e veda ingiustizie e rifiuti al bene, che il mio animo rimane turbato, si sporca, rimane inacidito. Ci vuole tempo perché riesca a mettere in moto meccanismi di purificazione, di filtraggio profondo per disintossicarmi.
Tu, spugna di Dio come riuscivi ad effondere Perdono e Mitezza quando tutto attorno a te era così crudele e corrotto ?
Sei arrivata pure a scrivere questa invocazione : “ Perdona a chi ha fatto loro tanto male. Non sanno quello che si fanno “ … chiedevi misericordia per coloro che trattavano con violenza i prigionieri, sottolineando una verità così dimenticata : chi fa il male all’altro, lo compie prima verso se stesso. Ogni fratricidio è nello stesso tempo un suicidio! Se il bene si diffonde e si perde in espansione, il male fatto ritorna sempre indietro come un boomerang. Dio non castiga e non vendica nessuno, come a noi piacerebbe. E’ la legge della vita a rendere male per male, perché chi fa del male, sta male e riceve il male compiuto. E mi sembra che anche in queste leggi della natura tu volessi buttarti in mezzo per assorbire anche lo star male di chi procurava ingiustamente il male altrui. Amore verso i nemici, intercessione per coloro che neppure sapevano invocare perdono!
Che dire ? Posso stare solo in silenzio, perché anch’io, come molti so solo ammirare queste Alte Vette, guardando dal basso chi come un aquila le sorvola ed è già di casa. Aquila di Dio ! Il tuo volto era per ognuno quello di una semplice Rondine, ma il tuo cuore nascondeva ali d’aquila.
Beata te, perché hai volteggiato in alto e hai sempre recuperato la quota.
Ed ora perché non interrogarti e costringerti a dire una parola sull’oggi del carcere ?
Concentrati e rispondi a questa domanda :
Cosa diresti ora ai detenuti di san Vittore ?
Ti lascio tutto lo spazio che vuoi. Mettiti in rotonda, al mio posto, davanti a tutti questi volti così tristi, ma così affamati di una parola umana …
Cosa ci puoi raccontare ?
Perché non parli ? …. Ci guardi e sorridi! Ci fissi ad uno ad uno e punti il dito verso il Quinto raggio, su una frase che da qualche giorno rimarrà incisa sui muri di questo carcere … Già, tra tante tue parole, abbiamo scelto questa, per accorgerci della tua presenza, mai evaporata …
“ La Carità è un Fuoco, che bruciando ama espandersi ! “ Tutto è riassunto in questa bomba. Ami l’incendio, l’incendio dell’amore abbracciato alla giustizia. Questa per te è la Caritas. Più che pompiere, tu sei stata una Incendiaria. Giusto, così è stato anche il Maestro su questa nostra amata terra : “ sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come sono angosciato fino a che non sia acceso “ … L’operatore di pace non va certo confuso con il pacifico, con l’uomo che non vuole grane, evita i problemi, scavalca le difficoltà sue e tanto più quelle degli altri. Di ben altra pasta è fatto colui che perde la propria pace per costruire la pace dove c’è il conflitto. L’uomo di pace è uno scocciatore di prima categoria. Lo insegnava già il vecchio profeta Isaia : “ Non mi darò pace, finche non sorga come stella la tua Giustizia “.
E’ la frase che mi ha portato in carcere.
Ricordo che mentre la spiegavo in una celebrazione della messa, in una vicina città, mi tremavano le gambe ed una Voce mi indicava un nuovo sentiero, una nuova piazza, Filangeri numero 2.
E’ questo che vorresti dire agli uomini detenuti e alle tue amiche qui a san Vittore ?
“ Siate Incendiari di Pace, Trasgressivi nel Bene, Operatori di una Nuova Giustizia, Demolitori di strutture che imprigionano, Centrali di trasformazione Energetica, dal negativo in positivo, Inceneritori di rifiuti tossici, Propagatori di un Bene celeste ! “
Tu che guardi tutto sulla lunghezza di altri Tempi, già vedi l’abolizione del Carcere.
Tu ci chiedi di anticipare nell’oggi il domani. Ci inviti ad accorgerci che il Futuro già bussa la porta del presente e chiede di entrare. L’attesa del nuovo è già anticipo dell’inedito. Perché non aprire la porta ? Perché non alimentare quella scintilla già accesa ? Beato chi oggi l’aiuta ad espandersi.
Anche tu, come me sei convinta che il cambiamento è in mano a chi soffre, a chi è prigioniero, a chi si trova più in basso. Dall’alto piovono solo restrizioni e promesse illusorie. La trasformazione nasce dalle continue trasgressioni della coscienza umana che supera ciò che la legalità indica sui libri delle norme.
La coscienza umana può molto di più se è guidata dall’amore autentico.
Penso a chi osa oltrepassare certi confini per spingersi fuori dal recinto e tende una mano aperta. Quante volte mi accorgo dell’enorme potenziale umano presente nel cuore delle persone detenute. Perché non credere e non scommettere di più nelle loro capacità positive ? Il male che molti commettono non spegne l’enorme energia che vorrebbe esplodere nel bene. E’ una grave responsabilità se non crediamo più nell’uomo, nel Volto di questo uomo che improvvisamente mi appare e mi visita ogni giorno. Piuttosto preferisco ulteriori sconfitte e tradimenti, che non azzardare d’anticipo su quel Alzati e Cammina, la vita rimane ancora una buona opportunità!
Se la tua Riconosciuta Beatificazione non ci sveglia su questo punto, allora a che serve? Se i Beati del cielo non ci garantiscono più le beatitudini sulla terra allora a che servite ? Sarà bello incontrarvi un giorno … ma per noi è indispensabile oggi avervi vicini come guastafeste, come compagni scomodi per viaggi avventurosi. Rifiuta la Beatitudine se il tuo Volto non riuscirà a svegliare il nostro. Rimanda al mittente questa Promozione, se la tua Chiesa non vuole rimettersi in gioco sui sentieri dei più disprezzati. Non promettere preghiere e intercessioni, se non ti è dato campo libero d’intervento dentro i cuori e le strutture più sclerotiche e schizofreniche !!!
Non sorridere … sto parlando sul serio!
Non può essere giusta una festa in cielo, se ancora qui sulla terra rimangono uomini chiusi in celle senza cibo. Costretti a farsi del male e a ferirsi per attirare un po’ l’attenzione di chi comanda. Che beatitudine sarebbe la tua quando invece di divampare l’incendio della carità, continuerebbe a diffondersi l’offesa umana. Non vedi che molti detenuti stanno digiunando per protesta ?
So che sei d’accordo, perché quando tu uscivi liberata dal carcere, lasciavi dietro te centinaia di persone non raccomandate come te, o come tanti altri preti, salvati dall’intervento diretto del Cardinale. E di quei poveretti rimasti, quale fu il destino?
Tu stessa provasti una grande vergogna per questo privilegio : tu salva, e loro ?
Per cui, carissima, sei ancora in debito!
Se conservi ancora un certo senso di colpa, ora estinguilo con la tua presenza e la tua azione per noi! Chi viene salvato, chi è stato miracolato conserva debiti da pagare, verso chi non ha potuto ricevere nulla. E noi siamo di questa gente … loro certo, molto più di me, altro raccomandato.
Quanti altri pensieri mi frullano per la testa! Entrare nella tua vita pare di camminare su brace ancora ben accesa. Intuisco che ci nascondi molto di più, di quello che immediatamente si scopre di te.
Mi ripeto la domanda : “ cosa ci lasci in eredità ? cosa ci chiedi di continuare ? “
Mi solleciti ad essere una Presenza educativa. La tua formazione ti ha plasmato come educatrice dell’uomo, mai come oggetto o cestino da riempire, ma come soggetto attivo della propria crescita. Tu non ti sostituivi nella guida. Tu accendevi motori e accompagnavi nei tragitti.
A chi opera oggi in galera tu richiami a non abbassare mai la guardia, perché la difesa dei diritti non è mai scontata. Spingi al coraggio, a non evitate i conflitti, a volte necessari. Davanti all’offesa dell’uomo non suggerisci la fuga, ma la presenza, anche se possono tremare pure le gambe.
Quanto è forte il tuo appello per un’etica della responsabilità, per un impegno nel sociale, per un inventare sempre qualcosa di nuovo, anche se al momento pare troppo prematuro. Agivi in carcere, ma guardavi anche fuori dalle mura e organizzavi reinserimento per le donne detenute. A volte manca la fantasia, ci si arena sulle abitudini … chi dovrebbe volare, si accontenta del becchime che il pollaio della struttura offre quotidianamente.
Se ci vedi troppo seduti e rassegnati, non farti problema, fai qualcosa, disturbaci con arrivi indesiderati, fatti sentire attraverso Volti sfacciati e aggressivi, perché possiamo risvegliarci e ritrovare Autenticità, Franchezza e Temerarietà …
La tua vita è ancora un libro da sfogliare e decifrare … Più che un cinematografo, come hai detto tu, mi sembra una biblioteca nella quale perdersi ed incantarsi …
Così concludo questa lettera aperta …
Aperta perché non la voglio concludere!
Rimane spalancata, in attesa di aggiunte e di approfondimenti ulteriori.
Vorrei che rimanesse socchiusa in attesa delle tue risposte.
Cammin facendo ci conosceremo meglio.
Questo è solo l’aperitivo. L’incipit di una conversazione con te, in mezzo a chi amiamo entrambi con tutto il cuore. Non la struttura, ma i volti delle persone che in carcere cercano almeno un Volto che sia loro Amico. Amico!
A te ti hanno chiamato Mamma ed Angelo … a me Amico, qualcuno mi dice, fratello Non pretendo d’essere papà, neppure zio ( qualcuno mi dice questo, e mi fa ridere ).
Vorrei essere e divenire Fratello, un piccolo fratello, tra i fratelli.
Che ne dici ? Mi aiuti in questo ? Ci sveglierai a costruire fraternità, nonostante le sbarre ? E mi inquieta il chiedermi : se l’altro è mio fratello e sorella cosa sono veramente disposto a fare per lui e insieme a lui ?
Ma ancora di più : fin dove avrei il coraggio e l’ardire di spingermi per lui ?
Anch’io rapinatore come te, nel rubare quello Spirito che tutto inventa e rende possibile. Che scriverti ancora?
Per ora mi fermo e ti abbraccio, bisognoso della tua attenzione
E in questo abbraccio affettuoso, stringiamo insieme soprattutto i non amati, i volti non più accarezzati, quei corpi violentati, tutti quelli a cui basterebbe un sorriso per risorgere nella speranza … sono i nostri amici più cari … mai in sconto!
Beata sei tu, donna del Sorriso e dallo Sguardo pulito.
Beato il tuo Volto sveglio che risveglia facce addormentate e volti troppo affaticati.
Beato il tuo Cuore perché dentro un carcere si è fatto universale.
Beata sei tu, perché hai creduto all’ azione creativa e creatrice di Dio!
Beata sei tu che ancora oggi accendi il fuoco della fraternità !
Beata sei tu Spugna di Dio, perché ancora Assorbi aceto e lo trasformi in Vino buono per noi! La tua Beatificazione, sia un po’ anche la nostra …
don alby.